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Intervista al Prof. Andreas Stavropoulos

* Prima pubblicazione: Dental Asia novembre/dicembre 2019 (versione breve)

La diciassettesima conferenza biennale dell'IAP a Bangkok ha presentato una serie di conferenze e workshop nel campo della parodontologia. Oltre a discutere i nuovi sviluppi e gli attuali approcci alla gestione delle malattie parodontali, sono stati mostrati ulteriori approfondimenti sulle associazioni di malattie sistemiche e parodontali nonché gli approcci terapeutici. Una giornata di formazione con esercitazioni pratiche ha offerto l'opportunità di imparare da riconosciuti esperti nei rispettivi settori e di discutere i casi dei pazienti.

Prof. Stavropoulos, il suo workshop sulla gestione della perimplantite ha un approccio pragmatico che unisce conoscenza teorica e applicazione pratica. Tra le altre cose, insegna anche varie tecniche applicando strumenti e dispositivi diversi.

Cosa la motiva a condurre continuamente questi workshop interattivi, soprattutto in diverse parti del mondo?

AS: La perimplantite è piuttosto comune nei pazienti con impianti e la comunità odontoiatrica ha cominciato ad accettare di diagnosticarla solo in tempi relativamente recenti. Precedentemente, gli impianti dovevano durare tutta la vita e non andavano toccati, di conseguenza non si effettuava il sondaggio delle tasche intorno all'impianto. Probabilmente, non c'è una grossa differenza nella prevalenza della malattia nelle varie parti del mondo, ma in Europa siamo molto più sensibili al problema e cerchiamo più prontamente i possibili segni di perimplantite rispetto ad altre parti del mondo. Inoltre, la gestione della perimplantite non è semplice e non esiste un trattamento standard, come per la parodontite. Tuttavia, se si considerano alcuni aspetti importanti della condizione, e si hanno un approccio e aspettative pragmatici, i risultati clinici sono in realtà abbastanza buoni nella maggior parte dei casi. Penso che sia nostro dovere educare i colleghi sull'argomento, quando si presenta l'occasione, in ogni parte del mondo.

Fig.1: Il Prof. Stavropoulos mostra un video del caso di un paziente, durante l'introduzione al workshop.
Fig.2: Il Prof. Stavropoulos si sposta durante la parte pratica del seminario dimostrando e/o supervisionando e dando consigli ai partecipanti.

Può descriverci brevemente i suoi workshop?

AS: Il workshop comincia sempre con una conferenza sulle basi che riguardano diagnosi, eziologia e patogenesi delle complicanze biologiche perimplantari e sui parametri importanti che influenzano la progressione e/o l'esito del trattamento. Inserisco molti video delle procedure cliniche e numerosi casi di pazienti, in modo che i partecipanti possano vedere come vengono fatte le cose in clinica e l'esito del trattamento. Poi ci sono le esercitazioni pratiche, usando modelli plastici specificatamente sviluppati che imitano il tessuto molle e diversi tipi di difetti dell'osso perimplantare. Ciò consente di esercitarsi su diverse tecniche chirurgiche, dalla chirurgia resettiva a quella rigenerativa.

A seconda del tempo a disposizione (workshop di mezza o intera giornata), la conferenza prende da 1 o 2 ore e la parte pratica da 2 a 4 ore. Ci sono sempre buoni partner del settore che supportano i workshop con i più aggiornati strumenti/dispositivi e una varietà di prodotti rigenerativi. Senza i partner, non sarebbe possibile fare i workshop.

C'è un messaggio specifico o una serie di competenze che spera i partecipanti porteranno a casa dopo il workshop?

AS: Un messaggio molto importante è che nella parte dei casi di perimplantite non si deve perdere tempo osservando "come va" con un approccio non chirurgico, ma bisogna scegliere un approccio chirurgico. Mi aspetto anche che i partecipanti capiscano quale approccio chirurgico usare, se resettivo o rigenerativo, in ogni specifica indicazione.

In base alla sua esperienza, la diagnosi di perimplantite equivale sempre a un "no" all'impianto nel lungo periodo?

AS: Sebbene non ci siano molti studi con dati a lungo termine sul trattamento della perimplantite, non capisco perché i casi di perimplantite trattati con successo non possano essere mantenuti per diversi anni, a patto che i pazienti eseguano un'igiene orale efficiente e seguano uno schema terapeutico di supporto personalizzato. Spesso, per il paziente è molto più difficoltoso pulire adeguatamente gli impianti rispetto al dente, a causa della ricostruzione con protesi, e questo naturalmente costituisce un problema.

Come ha già accennato, non esiste un trattamento standard per la perimplantite. Ritiene quindi che i trattamenti dovrebbero essere pianificati e adattati a ogni singolo caso di paziente? Come si fa a decidere se scegliere un approccio chirurgico o non chirurgico (conservativo)?

AS: Bisogna considerare alcuni parametri importanti che influenzano la progressione e/o l'esito del trattamento, che sono spesso specifici per ogni singolo impianto di ogni paziente, e agire di conseguenza. Tuttavia, l'aspetto in qualche modo comune alla maggior parte dei casi è la necessità dell'approccio chirurgico per la buona riuscita del trattamento della perimplantite.

Con quali dispositivi/strumenti preferisce personalmente lavorare nel trattamento della perimplantite? Ci sono motivi specifici per questa scelta (e vuole raccontarceli)? Quant'è importante la formazione pratica con questi dispositivi/strumenti? Non basta leggere il manuale o vedere una dimostrazione?

AS: Per il trattamento della perimplantite sono molto affezionato ai dispositivi per airpolishing, soprattutto quelli con una punta flessibile per uso subgengivale. Sono piuttosto efficienti per la rimozione del biofilm e molto facili da usare per l'utente e il paziente; ad esempio, il trattamento non chirurgico con l'uso dell'airpolishing, la maggior parte delle volte, viene eseguito senza anestesia. Mi piace inoltre utilizzare i dispositivi per piezochirurgia , nei casi in cui i frammenti ossei autogeni (lamelle) devono essere raccolti durante un approccio rigenerativo, e anche nei casi in cui si ritiene che un impianto con perimplantite debba essere estratto, ma è ancora così fortemente osteointegrato da non poter essere rimosso con un kit di espianto; ciò può talvolta accadere nella mandibola. In tale contesto, la formazione pratica con questi dispositivi fornisce realmente una buona sensibilità su come operare con essi nella clinica; tenere il dispositivo in mano, vederlo in funzione e sentirlo non è la stessa cosa che leggerne soltanto il manuale d'istruzione. Durante la formazione pratica, il partecipante può porre domande all'istruttore circa la propria esperienza personale e chiedere suggerimenti/consigli, cose non semplici da descrivere in una brochure. Inoltre, durante i workshop, sono solitamente presenti rappresentati dell'industria, che possono rispondere ad eventuali quesiti tecnici che potrebbero avere i colleghi.

I partecipanti al corso si esercitano con le varie tecniche chirurgiche su modelli di perimplantite appositamente progettati imitando i tessuti molli.
Fig.3: I partecipanti al corso si esercitano con le varie tecniche chirurgiche su modelli di perimplantite appositamente progettati imitando i tessuti molli.
Un partecipante al corso prova il dispositivo per airpolishing Proxeo Aura.
Fig.4: Un partecipante al corso prova il dispositivo per airpolishing Proxeo Aura.

Grazie mille per gli spunti. Speriamo sinceramente che ci siano altri workshop efficaci e molto seguiti e le auguriamo un costante successo per il futuro.

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